La sensazione era quella di dover continuamente ripartire, mentre vedevo allontanarsi sempre di più l’idea di carriera che avevo immaginato per me.
Sabrina Nicolò riassume così gli anni vissuti tra Malesia, Londra, Houston ed Edimburgo: una laurea in Economia del Turismo, un master in Financial Economics e, ad ogni trasferimento, tutto da ricominciare da zero.
Ogni volta un Paese nuovo, una lingua nuova, una rete di contatti da ricostruire da capo. E ogni volta la stessa sensazione: aver appena iniziato a costruire qualcosa e doverlo lasciare.
Sabrina racconta quegli anni senza retorica. Non parla di flessibilità né di spirito di avventura. Parla di frustrazione, di momenti in cui ha vissuto il proprio lavoro come una sconfitta, di quella fatica silenziosa che comporta il dover ritrovare se stessi dentro una realtà che non si è scelta. “Non sono mai stata una persona capace di adattarsi con leggerezza”, dice. Ed è proprio questa onestà a rendere la sua storia utile a chi sta pensando di cambiare.
Poi è nata Stella, a Edimburgo. E con lei è arrivata una consapevolezza diversa: prima di chiedersi quale lavoro fare, Sabrina ha iniziato a chiedersi quale vita volesse costruire, e quale lavoro potesse trovare posto dentro quella vita. Doveva essere un’attività autonoma, gestibile nei propri tempi, compatibile con il ruolo di mamma e capace di seguirla ovunque la vita professionale di suo marito li avesse portati.
L’incontro con Evolution Travel è arrivato quasi per caso, navigando su Internet. Ma leggendo quell’annuncio Sabrina ha avuto una sensazione che non provava da anni: per la prima volta non avrebbe dovuto ricominciare da zero. Anzi, avrebbe finalmente potuto usare tutto. Gli studi in turismo, l’esperienza in una DMC in Malesia, gli anni vissuti all’estero, la conoscenza diretta di culture lontane, la predisposizione commerciale cresciuta nella profumeria di famiglia.
Oggi Sabrina ha la sua attività, Stella Viaggi, che porta il nome di sua figlia. In questa intervista ci racconta il suo percorso, le difficoltà che di solito non si raccontano, il momento in cui ha cambiato prospettiva e il modo in cui lavora adesso: in autonomia, ma mai da sola.
Perché, come dice lei stessa, a volte cambiare vita non significa cancellare quello che si è fatto prima, ma riuscire finalmente a mettere insieme tutti i pezzi.
Ciao Sabrina, presentati ai lettori di Cambiare Vita: chi sei, da dove vieni, qual è il tuo background professionale?
Sono Sabrina Nicolò e il mio percorso, in realtà, è sempre stato legato al viaggio, anche quando professionalmente mi sono allontanata dal turismo.
Ho studiato Economia del Turismo, quindi la mia formazione iniziale nasce proprio in questo settore. Successivamente, attraverso master e ulteriori specializzazioni, mi sono orientata maggiormente verso l’economia e la finanza, costruendo un percorso professionale che negli anni ha seguito strade diverse.
La mia vita, però, mi ha portata molto presto fuori dall’Italia. Ho vissuto in Malesia, a Londra, in Texas e a Edimburgo, esperienze che mi hanno permesso non soltanto di viaggiare, ma di conoscere davvero altri Paesi dall’interno: viverne la quotidianità, capire culture e mentalità differenti e imparare ogni volta a ricominciare.
In Malesia ho avuto anche un’esperienza professionale direttamente nel turismo, lavorando per una DMC incoming e occupandomi del mercato europeo. È stata un’esperienza molto importante perché mi ha permesso di vedere il viaggio dall’altra parte: non soltanto dal punto di vista di chi parte, ma di chi costruisce e organizza l’esperienza una volta che il cliente arriva a destinazione.
Negli anni successivi la mia vita professionale e personale è cambiata molte volte. Trasferirmi da un Paese all’altro significava spesso lasciare ciò che avevo costruito e ripartire, anche professionalmente, quasi da zero.
Oggi tutte quelle esperienze, che per molto tempo mi erano sembrate quasi pezzi separati della mia vita, si sono ricomposte nel mio lavoro. Ho creato Stella Viaggi e lavoro all’interno di Evolution Travel, portando con me sia la mia formazione sia soprattutto tutto ciò che ho imparato vivendo, lavorando e viaggiando in contesti molto diversi.
Ed è forse questa la cosa che mi rappresenta di più oggi: non vendo semplicemente una destinazione, ma cerco di mettere ciò che conosco e ciò che ho vissuto al servizio del viaggio di un’altra persona.
Hai studiato Economia del Turismo e poi ti sei orientata verso l’economia e la finanza. Cosa ti ha spinta verso ciascuna di queste scelte, e quando ti sei accorta che la formazione turistica rappresenta ancora oggi una componente importante del tuo percorso?
Venivo da Ragioneria, quindi l’economia era già il percorso che sentivo più naturale per me. Inoltre, nella mia famiglia c’era una profumeria, quindi ero cresciuta anche con una certa familiarità con il mondo dell’attività commerciale, della gestione e dell’impresa. Proseguire gli studi in ambito economico mi sembrava quindi quasi una scelta naturale.
Quando ho scoperto il corso di Economia del Turismo, però, mi è sembrato particolarmente interessante perché mi permetteva di continuare a studiare economia, ma applicandola a un settore specifico. Mi piaceva l’idea di non seguire semplicemente un percorso di economia classica, ma di approfondire un comparto concreto, dinamico e internazionale come quello turistico.
Successivamente, attraverso master e ulteriori specializzazioni, ho scelto di orientarmi verso l’economia e la finanza pura, quindi verso una formazione più ampia e trasversale, che potesse essere applicata a settori e contesti professionali diversi e non esclusivamente al turismo.
Per diversi anni, infatti, il mio percorso professionale ha seguito altre direzioni. Quando poi sono tornata al turismo, mi sono resa conto che quella prima formazione non era mai andata perduta. Al contrario, oggi riesco a mettere insieme le due parti del mio percorso: la conoscenza specifica del settore turistico e una formazione economico-finanziaria più generale, che mi ha dato metodo, capacità di analisi e una visione più ampia del lavoro e dell’impresa.
In qualche modo, quello che avevo scelto all’inizio per rendere più interessante e specifico il mio percorso in economia, è tornato molti anni dopo a essere una parte fondamentale di ciò che faccio oggi.
A un certo punto sei partita per la Malesia, dove hai lavorato per una DMC incoming occupandoti del mercato europeo. Com’è nata questa decisione, in cosa consisteva il tuo lavoro e quali competenze hai sviluppato vedendo il viaggio dal punto di vista di chi accoglie i turisti a destinazione?
La Malesia è arrivata in un momento in cui avevo voglia di fare un’esperienza professionale internazionale e di mettermi alla prova in un contesto completamente diverso da quello italiano.
Tra il 2008 e il 2009 ho lavorato per una DMC incoming, occupandomi principalmente del mercato europeo. All’epoca la struttura lavorava sia con importanti tour operator e agenzie di viaggio sia, in alcuni casi, direttamente con il cliente finale.
Il mio lavoro consisteva soprattutto nel costruire il viaggio mettendo insieme tutti i diversi elementi: hotel, trasferimenti, escursioni, servizi e tutto ciò che serviva per trasformare una richiesta in un itinerario completo. Mi occupavo delle prenotazioni, della costruzione del pacchetto e anche della parte economica, preparando i listini e lavorando sui markup.
Ma il lavoro non terminava nel momento in cui il viaggio era stato venduto.
Avevo anche il famoso telefono di assistenza 24 ore su 24, quindi ero il riferimento per i clienti durante il loro soggiorno. Quando arrivavano in Malesia, spesso andavo personalmente ad accoglierli e a presentarmi: mi piaceva che sapessero chi c’era dietro all’organizzazione del viaggio e a chi potevano rivolgersi se avessero avuto bisogno di qualcosa.
In alcune occasioni li accompagnavo anche personalmente, facevo da traduttrice o da accompagnatrice, anche se questa era una parte più occasionale del mio lavoro.
Un altro aspetto fondamentale erano le site inspection: visitavo gli hotel, conoscevo direttamente le strutture e, allo stesso tempo, continuavo a scoprire la Malesia. Questo significava poter proporre un prodotto che non conoscevo soltanto attraverso un catalogo o una scheda tecnica, ma perché lo avevo visto e vissuto personalmente.
Quell’esperienza mi ha insegnato tantissimo, soprattutto perché mi ha permesso di seguire tutta la filiera del viaggio: dal rapporto con agenzie e tour operator, alla costruzione del prodotto, fino al contatto diretto con il cliente una volta arrivato a destinazione.
Ed è una prospettiva che porto ancora oggi nel mio lavoro: sapere che dietro una vacanza che per il cliente deve essere semplice e piacevole c’è in realtà un lavoro fatto di conoscenza, organizzazione, attenzione ai dettagli e soprattutto presenza quando serve.
In Malesia hai conosciuto tuo marito e da lì è iniziata una vita fatta di continui trasferimenti e nuovi inizi. Quali emozioni e insegnamenti ricordi di quel periodo?
La cosa che ricordo maggiormente di quel periodo è la sensazione di vivere continuamente qualcosa di nuovo.
Ogni trasferimento portava con sé entusiasmo e curiosità, ma anche la necessità di entrare ogni volta in una realtà diversa. Cambiavano il Paese, le abitudini, le persone, il modo di vivere e naturalmente anche le prospettive professionali.
Non direi però che tutto questo mi abbia resa particolarmente flessibile. Al contrario, per me il cambiamento non è mai stato così semplice. Ogni volta ho cercato di ritrovare il mio spazio, il mio modo di essere, la mia identità all’interno di contesti completamente nuovi, e proprio per questo ci sono stati molti momenti di difficoltà.
Forse l’insegnamento più importante è stato proprio questo: capire che non è necessario trasformarsi completamente per adattarsi a un luogo nuovo. Si può cercare un equilibrio tra ciò che cambia intorno a noi e ciò che invece vogliamo preservare di noi stessi.
Vivere in Paesi e culture così diverse mi ha comunque insegnato ad osservare molto, a confrontarmi con modi di pensare differenti e a guardare il mondo da prospettive diverse.
Dopo il trasferimento a Londra hai deciso di investire su te stessa con un master, e poi con il trasferimento a Houston in Texas, hai capito che inseguire una carriera tradizionale non era più la strada giusta per te: cosa ha significato per te rimetterti in gioco?
Rimettermi in gioco, in quel periodo, è stato soprattutto fare i conti con una grande frustrazione.
Avevo studiato molto, avevo un master in Financial Economics e avevo investito tempo, energie e aspettative nella costruzione di un determinato percorso professionale. Ogni trasferimento, però, finiva per interrompere ciò che avevo appena iniziato a costruire e, a un certo punto, ho cominciato a sentire molto forte il peso di questa situazione.
La sensazione era quella di dover continuamente ripartire, mentre vedevo allontanarsi sempre di più l’idea di carriera che avevo immaginato per me.
Quando a Houston ho iniziato a insegnare italiano agli stranieri, l’ho vissuto come una sconfitta. Sentivo una distanza enorme tra tutto ciò per cui mi ero formata e ciò che stavo facendo in quel momento.
Ed era frustrante anche perché non dipendeva dalla mancanza di volontà o di impegno. Io continuavo a studiare, a cercare, a mandare curriculum, a provare a costruire qualcosa, ma sapevo anche che la nostra vita avrebbe potuto portarci nuovamente altrove e costringermi ancora una volta a ricominciare.
Credo che la parte più difficile sia stata proprio questa: avere ancora ambizioni professionali molto forti e, allo stesso tempo, rendermi conto che il tipo di vita che stavamo conducendo rendeva estremamente difficile dare loro continuità.
Solo con il tempo sono riuscita a guardare quel periodo con occhi diversi. Ma allora la sensazione predominante era certamente l’insoddisfazione, e anche di aver dovuto mettere da parte molto di me.
Parliamo del lato meno visibile del cambiamento. Quali sono state le difficoltà più grandi del ricominciare da zero ogni volta, sul piano professionale, sociale e personale? E quali strategie hai imparato, con il tempo, per affrontarle?
Come dicevo prima, sul piano professionale il continuo dover ricominciare ha generato in me un forte senso di incompiutezza e di insoddisfazione.
A parte questo, però, credo che la difficoltà più grande sia stata proprio quella di dover ritrovare ogni volta me stessa all’interno di una realtà completamente nuova.
Non sono mai stata una persona capace di adattarsi con leggerezza a qualsiasi situazione. A volte, all’inizio, tendevo a vedere immediatamente ciò che non mi piaceva o che sentivo lontano da me. E lì iniziava un vero lavoro su me stessa: cercavo di farmi forza, di farmi coraggio e mi ripetevo che dovevo resistere per un certo periodo di tempo.
Era quasi un modo per darmi una scadenza mentale: “resisto fino a qui, poi finisce”. Solo che, a volte, quel tempo non finiva, anzi si allungava sempre di più.
In alcuni casi, con il passare dei mesi, le cose miglioravano davvero: iniziavo a conoscere meglio il luogo, le persone, le dinamiche e riuscivo lentamente a trovare una mia dimensione. In altri casi, invece, quella fatica non diminuiva affatto e anzi diventava sempre più pesante.
Ogni cambiamento, quindi, per me ha richiesto tempo. Cambiare Paese significava cambiare abitudini, riferimenti, relazioni e, spesso, anche il ruolo che avevo costruito per me stessa fino a quel momento.
Non posso dire di aver trovato una strategia precisa, né di essere diventata improvvisamente più brava ad adattarmi. Con il tempo, però, ho imparato a conoscermi meglio e soprattutto a concedermi il tempo necessario per entrare nelle situazioni nuove.
Ho anche imparato che non bisogna necessariamente sentirsi subito “a casa” ovunque ci si trovi. A volte occorre semplicemente attraversare quella fase di estraneità, osservare, capire e trovare lentamente il proprio modo di stare dentro una nuova realtà.
Forse è proprio questo che tutti quei cambiamenti mi hanno insegnato più di ogni altra cosa: non tanto ad adattarmi a tutto, quanto a cercare ogni volta un equilibrio che continuasse ad assomigliarmi.
Molti lettori di Cambiare Vita sentono il bisogno di reinventarsi, magari dopo anni di pause, trasferimenti o lavori che non li rappresentano più. Quali consigli concreti daresti loro, partendo dalla tua esperienza, per affrontare questo passaggio?
Il primo consiglio che darei è di non idealizzare il cambiamento.
Cambiare vita o reinventarsi professionalmente può essere bellissimo, ma può anche essere faticoso, destabilizzante e molto più lungo di quanto avevamo immaginato. Io stessa, in diversi momenti, ho fatto fatica ad accettare che la mia vita professionale non stesse seguendo il percorso che avevo previsto.
Credo quindi che sia importante, prima di tutto, essere molto sinceri con sé stessi e cercare di capire che cosa non ci rappresenta più, ma anche che cosa invece vogliamo assolutamente preservare.
Un altro consiglio è quello di non considerare inutili gli anni o le esperienze che apparentemente ci hanno portato lontano dalla strada iniziale. Per molto tempo io ho avuto la sensazione che alcuni passaggi della mia vita professionale fossero quasi delle deviazioni. Oggi mi rendo conto che ciascuno di essi mi ha lasciato qualcosa che utilizzo ancora.
E poi credo sia importante concedersi il tempo di capire. Non sempre la soluzione arriva immediatamente e non sempre si ha già chiaro quale debba essere il passo successivo.
Nel mio caso, per molto tempo ho saputo soprattutto ciò che non volevo più: non volevo continuare a ricominciare ogni volta da zero e non volevo un lavoro che mi costringesse a scegliere continuamente tra la mia vita familiare e quella professionale.
Solo successivamente ho iniziato a capire quali caratteristiche avrebbe dovuto avere un lavoro realmente adatto a me.
Quindi forse il consiglio più concreto che darei è proprio questo: non partire necessariamente chiedendosi “Che cosa devo fare adesso?”, ma cominciare da “Che tipo di vita voglio costruire e quale lavoro può trovare posto dentro quella vita?”.
Per me è stato questo cambio di prospettiva a fare davvero la differenza.
A Edimburgo è nata tua figlia Stella: dopo alcuni anni dedicati completamente a lei e il ritorno in Italia, è riemerso il desiderio di costruire qualcosa di tuo, con una condizione precisa, cioè un lavoro che si adattasse alla tua vita e che potessi portare con te ovunque. Raccontaci come hai vissuto questa fase, come hai conosciuto Evolution Travel e cosa ti ha colpito di questa realtà?
A quel punto avevo ormai capito quali caratteristiche dovesse avere il lavoro che cercavo. Quello che ancora non sapevo era quale potesse essere concretamente.
Evolution Travel è arrivata quasi per caso: navigando su Internet mi sono imbattuta in un annuncio e mi sono fermata a leggerlo con curiosità.
La cosa che mi ha colpito subito è stata, prima di tutto, il ritorno al turismo. Era il settore da cui ero partita, quello dei miei studi universitari e della mia prima esperienza professionale, e ritrovarlo dopo tanti anni e tante strade diverse mi ha fatto pensare che forse non fosse affatto casuale.
Poi ho iniziato a rendermi conto che, in realtà, possedevo già molti degli elementi utili per questo lavoro: la conoscenza diretta di tanti Paesi, l’esperienza maturata vivendo all’estero, i numerosi viaggi fatti negli anni e anche una certa predisposizione commerciale.
Per la prima volta, quindi, non avevo la sensazione di dover ricominciare ancora una volta completamente da zero. Al contrario, mi sembrava di poter finalmente mettere insieme esperienze molto diverse della mia vita e trasformarle in qualcosa di nuovo.
Ed è stato questo, probabilmente, l’aspetto che mi ha incuriosita più di tutti e che mi ha spinta ad approfondire la conoscenza di Evolution Travel.
Nel tuo percorso hai sempre investito nella formazione, in ogni Paese in cui hai vissuto. Descrivici come funziona la formazione in Evolution Travel: quali corsi hai seguito all’inizio, come si alternano i momenti online e quelli in presenza, come prosegue l’aggiornamento nel tempo e quanto tutto questo ti ha aiutata a sentirti preparata fin dai primi clienti.
Uno degli aspetti che ho apprezzato maggiormente fin dall’inizio in Evolution Travel è sicuramente la formazione.
Si parte con un corso base, che permette di acquisire tutti gli strumenti necessari per iniziare, sia dal punto di vista tecnico sia per quanto riguarda l’utilizzo della piattaforma e il funzionamento specifico di Evolution Travel. Successivamente c’è un percorso di perfezionamento: nel mio caso ho scelto di farlo in presenza, perché credo che il confronto diretto abbia un valore completamente diverso.
Ma ciò che considero davvero importante è che la formazione non termina con l’avvio dell’attività. È continua.
All’interno della piattaforma abbiamo una sezione interamente dedicata alla formazione, con moltissimi webinar registrati che possiamo consultare e rivedere ogni volta che ne abbiamo bisogno. Quando arrivano le prime richieste dei clienti, ad esempio, poter approfondire una destinazione, un prodotto o un determinato fornitore proprio nel momento in cui serve è un aiuto enorme.
Inoltre vengono organizzati continuamente webinar su destinazioni, prodotti, fornitori e su moltissimi aspetti legati al nostro lavoro. Di fatto, se si ha voglia di imparare, ogni settimana ci sono nuove occasioni per aggiornarsi.
Ed è proprio questo uno degli aspetti che mi ha conquistata maggiormente, perché io ho sempre avuto un bisogno quasi naturale di continuare a studiare, imparare e tenermi aggiornata. Sapere di poter continuare a crescere professionalmente anche dopo tanti anni è qualcosa che per me ha un grande valore.
A tutto questo si aggiungono poi gli incontri in presenza. Ci sono giornate dedicate al confronto tra colleghi, all’analisi delle problematiche più comuni, alla condivisione delle esperienze e anche semplicemente alla possibilità di conoscersi meglio. Questo contribuisce a creare rapporti che poi diventano molto importanti nel lavoro quotidiano, perché ci si confronta e ci si aiuta reciprocamente.
In altre occasioni, invece, gli incontri sono dedicati ad argomenti specifici e possono coinvolgere anche professionisti esterni, ad esempio nell’ambito del marketing o di altre competenze utili alla nostra attività.
Quindi sì, fin dall’inizio ci si sente accompagnati e preparati, ma soprattutto si ha la sensazione che non esista mai un punto in cui si possa dire di aver finito di imparare. E, personalmente, è proprio questa possibilità di continuare a crescere e ad arricchire continuamente le mie conoscenze una delle cose che apprezzo di più di Evolution Travel.
Hai una conoscenza diretta di luoghi, culture e modi di vivere molto diversi tra loro. Ci fai qualche esempio concreto di come questa esperienza ti aiuti a consigliare i clienti, magari un viaggio che hai costruito partendo proprio da ciò che hai vissuto in prima persona?
Credo che la differenza più grande sia proprio questa: quando hai vissuto davvero in un Paese, non conosci soltanto ciò che c’è da vedere, ma anche tutto quello che gli sta intorno.
La Malesia, ad esempio, è un Paese che conosco molto bene non soltanto perché ci ho vissuto, ma anche perché lì ho lavorato nel turismo incoming sul mercato europeo. Quando preparo un viaggio, quindi, mi piace affiancare all’itinerario anche piccoli consigli e curiosità legati alla cultura locale: come ci si comporta in determinate situazioni, come si porge ad esempio un biglietto da visita, quali gesti è meglio evitare entrando in contatto con la cultura buddhista, oppure cosa può cambiare nella vita quotidiana durante il Ramadan. Sono dettagli apparentemente piccoli, ma aiutano il viaggiatore a comprendere meglio il luogo in cui si trova e soprattutto a viverlo con maggiore consapevolezza.
Lo stesso accade con gli Stati Uniti. Avendoci vissuto, posso raccontare non soltanto cosa visitare, ma anche cosa aspettarsi realmente dalla vita americana: usi e abitudini, differenze rispetto all’Italia, cosa succede in determinati periodi dell’anno, quali ricorrenze vengono vissute in modo particolare, quali comportamenti per noi possono sembrare insoliti e che invece per un americano sono assolutamente normali.
E poi c’è tutta quella conoscenza che nasce semplicemente dalla quotidianità. Sapere dove andare a mangiare, che tipo di ristorante scegliere, dove prendere un aperitivo, quali zone vengono realmente frequentate da chi vive lì e quali invece sono prevalentemente turistiche.
Vale naturalmente anche per il Regno Unito. Vivere a Londra e successivamente a Edimburgo mi ha permesso di conoscere due realtà britanniche molto diverse fra loro e di poter dare indicazioni che vanno oltre i luoghi più famosi: quartieri, abitudini, locali, ristoranti, modi di vivere e anche quelle piccole differenze culturali che spesso diventano alcuni dei ricordi più belli di un viaggio.
È proprio questo che cerco di trasferire ai miei clienti: non soltanto una lista di cose da vedere, ma quei piccoli suggerimenti, curiosità e accorgimenti che normalmente si imparano solo vivendo in un posto.
Perché, alla fine, sono spesso proprio questi dettagli a far sentire un viaggiatore un po’ meno turista e un po’ più dentro il luogo che sta visitando.
Per anni hai dovuto ricostruire da capo la tua rete professionale ad ogni trasferimento. Raccontaci com’è stato entrare a far parte di Evolution Travel, dove i promotori collaborano e si aiutano tra loro: come avviene concretamente questo scambio, e c’è un episodio in cui il supporto di un collega ha fatto la differenza?
Dopo tanti anni in cui ogni trasferimento significava anche dover ricostruire da capo una rete di relazioni e di riferimenti professionali, entrare in Evolution Travel è stato sicuramente molto diverso.
Una delle cose che ho apprezzato è proprio il fatto di non sentirsi mai soli. Siamo tanti, lavoriamo da luoghi diversi, ma il confronto tra colleghi è continuo e molto concreto.
Ci sono gruppi nei quali ci scambiamo informazioni, chiediamo consigli, condividiamo esperienze e ci confrontiamo sui problemi che possono presentarsi nel lavoro quotidiano. A volte basta una domanda molto semplice: qualcuno ha già avuto un cliente in quella struttura? Conoscete quella zona? Avete già utilizzato quel servizio? E spesso nel giro di poco tempo arriva l’esperienza diretta di un collega che può essere molto più utile di tante ricerche.
Ma c’è anche un altro tipo di supporto che, per me, fa davvero la differenza: quello della PRG.
Quando ti trovi davanti a una situazione nuova, particolarmente complessa, oppure semplicemente arrivi a un punto in cui sei bloccata e non sai bene come procedere, sapere di poter contare su una figura di riferimento esperta è fondamentale. In quei momenti il supporto della PRG diventa davvero prezioso, perché spesso riesce a vedere immediatamente la strada da seguire, a chiarire il problema e ad aiutarti a risolverlo.
Ed è proprio lì che ti rendi conto della differenza tra lavorare completamente da soli e far parte di una struttura nella quale, pur mantenendo la propria autonomia, sai che esiste sempre qualcuno a cui puoi rivolgerti quando ne hai bisogno.
Con il tempo, poi, il meccanismo diventa anche reciproco: oggi può essere un collega ad aiutare me e domani posso essere io a mettere a disposizione la mia esperienza su una destinazione o su una situazione che conosco meglio.
Per me è questo uno degli aspetti più importanti del network: poter lavorare in autonomia senza sentirsi mai realmente soli.
Cosa significa, per te e per i tuoi clienti, che Evolution Travel sia anche tour operator su diverse destinazioni? Quali vantaggi porta in termini di competitività dei prezzi, qualità dei servizi e assistenza?
Il fatto che Evolution Travel sia anche tour operator su diverse destinazioni o tematiche, può rappresentare un vantaggio molto concreto sia per noi sia per il cliente finale.
Lavorare direttamente sul prodotto permette spesso di costruire proposte molto interessanti dal punto di vista economico, mantenendo però un livello di servizio elevato.
Ma per me il vero valore aggiunto non è soltanto il prezzo.
Quando si lavora su un prodotto gestito direttamente, c’è una conoscenza molto più approfondita di ciò che si sta proponendo: strutture, servizi, trasferimenti, escursioni e operatività locale. Questo permette di avere informazioni più precise e di costruire il viaggio con maggiore consapevolezza.
E poi c’è un aspetto che per me è fondamentale: la rapidità con cui possiamo intervenire quando il cliente ha un’esigenza, una richiesta particolare o si presenta un problema.
In questi casi, infatti, posso anche io entrare direttamente in contatto con il PTO di riferimento se voglio aiutare il cliente. Questo rende anche il mio modo di assistere molto più diretto e immediato, perché posso confrontarmi rapidamente con una persona interna che conosce il prodotto e la situazione, senza dover necessariamente passare attraverso i normali canali di assistenza di un tour operator esterno.
Quali sono le destinazioni che ami di più proporre? Raccontaci cosa ti lega a quei luoghi, cosa li rende speciali e a che tipo di viaggiatore li consiglieresti.
Ci sono destinazioni che amo proporre perché fanno parte della mia storia personale e altre che, pur non avendole vissute nello stesso modo, mi hanno lasciato qualcosa di molto forte.
Naturalmente sento un legame particolare con tutti i luoghi in cui ho vissuto. Quando parlo di Malesia, Regno Unito o Stati Uniti non racconto soltanto ciò che c’è da vedere: c’è anche un affetto personale. Sono luoghi che hanno rappresentato periodi importanti della mia vita e, proprio per questo, quando li propongo sento quasi il desiderio di farli vivere al cliente andando un po’ oltre il semplice itinerario.
Gli Stati Uniti offrono praticamente qualsiasi tipo di viaggio. Ci sono le grandi città, i parchi, le montagne, i laghi, il mare, i ranch e la cultura cowboy, la Florida, le Hawaii. È un Paese talmente vasto e diverso che può adattarsi a moltissime tipologie di viaggiatori. Mi piace anche cercare di raccontarne alcuni aspetti culturali, perché spesso arriviamo negli Stati Uniti con immagini molto precise in testa, ma comprenderne davvero le abitudini e il modo di vivere è tutta un’altra cosa.
A questi aggiungerei il Canada, nel quale sono stata diverse volte proprio negli anni in cui vivevo negli Stati Uniti. È legato anche ad uno dei viaggi più belli che ricordo e lo consiglio soprattutto a chi ama i grandi spazi, la natura e i viaggi in cui il paesaggio ha un ruolo centrale.
Poi c’è la Malesia, insieme a Singapore e al Borneo malese. È una parte del mondo che trovo straordinariamente interessante perché nello stesso viaggio si incontrano culture, religioni e tradizioni molto diverse tra loro. In Malesia convivono la cultura malese, quella cinese e quella indiana, con Islam, Buddhismo e Induismo che fanno parte della vita quotidiana. A questo si aggiungono la natura tropicale, la foresta, la fauna, il Borneo e luoghi come il Taman Negara. È una destinazione che consiglierei soprattutto a chi è curioso, a chi ama entrare in contatto con culture diverse e a chi cerca anche una componente più naturalistica e selvaggia.
E poi c’è la Polinesia Francese, che per me occupa un posto a parte.
È stata la destinazione del mio viaggio di nozze e per chi ama il mare, trovare qualcosa di paragonabile è un’impresa. La bellezza della Polinesia è quasi impossibile da raccontare: ci sono colori, lagune e paesaggi che puoi vedere mille volte in fotografia, ma quando sei lì hanno un impatto completamente diverso. È uno di quei luoghi che, più che descrivere, bisogna vivere.
La consiglio naturalmente a chi ama il mare, ma soprattutto alle coppie, ai viaggi di nozze, agli anniversari importanti e a chi desidera regalarsi un viaggio davvero speciale.
Un’altra destinazione che amo proporre è l’Italia agli stranieri. Forse perché, dopo aver vissuto tanti anni fuori, sono ancora più consapevole della straordinaria ricchezza che abbiamo. Arte, storia, paesaggi, cucina, borghi, mare, montagne: per me l’Italia resta il Paese più bello del mondo e mi piace moltissimo raccontarla a chi arriva da fuori, soprattutto andando oltre le mete più conosciute e mostrando anche quei luoghi e quelle esperienze che fanno parte davvero del nostro modo di vivere.
Amo molto anche la Grecia, per motivi diversi: la storia, l’architettura, la cultura, il Mediterraneo, il mare e anche la cucina. È una destinazione che consiglierei a chi vuole unire la scoperta del passato a un viaggio piacevole, rilassante e molto legato alla vita mediterranea.
Infine, sento molto vicine anche le destinazioni spirituali come Medjugorje, Lourdes, Fatima, ecc. Per me non sono semplicemente dei luoghi da visitare, ma luoghi nei quali fermarsi, ascoltarsi e vivere qualche giorno con un ritmo completamente diverso.
Li consiglierei sia a chi ha già un proprio percorso spirituale e desidera viverlo più intensamente, sia a chi attraversa un momento particolare della propria vita e sente il bisogno di fermarsi, cercare delle risposte, pregare o semplicemente ritrovare un po’ di pace.
Alla fine credo che le destinazioni che amo di più proporre siano proprio quelle che riesco anche a raccontare con qualcosa in più: un ricordo, un’esperienza personale, una conoscenza diretta o un legame emotivo. Perché è lì che, secondo me, il viaggio smette di essere soltanto una destinazione e diventa qualcosa che può davvero lasciare un segno.
Dentro Evolution Travel ci sono i PRP, consulenti di riferimento prodotto specializzati su tantissime destinazioni, oltre ai PRG, promotori di riferimento per i gruppi, e ai PTO, promotori tour operator. Raccontaci come lavori con queste figure: in quali situazioni ti rivolgi a loro, come ti supportano nella costruzione delle proposte e nelle vendite, e cosa cambia per il cliente finale? Puoi fornirci qualche esempio concreto?
I PRP, i PRG e i PTO hanno ruoli diversi, ma tutti e tre rappresentano dei punti di riferimento molto importanti nel nostro lavoro.
I PRP sono i riferimenti prodotto, specializzati su specifiche destinazioni o tematiche. Quando mi arriva una richiesta, naturalmente faccio prima di tutto il mio lavoro di studio e di ricerca, ma sapere di poter poi avere un confronto con uno specialista fa una grande differenza. Posso chiedere un parere finale, verificare che ciò che ho costruito sia corretto, approfondire un dubbio oppure farmi consigliare su una struttura, un itinerario o una soluzione particolare.
Questo significa che la proposta che arriva al cliente non nasce soltanto dal lavoro del singolo promotore, ma può essere supportata anche dalla competenza di qualcuno che conosce quella destinazione in maniera molto approfondita.
I PRG, invece, sono i punti di riferimento dei gruppi all’interno di Evolution Travel e, soprattutto nei primi anni, sono praticamente essenziali. Sono quelle persone alle quali puoi rivolgerti quando hai un dubbio, una difficoltà o semplicemente non sai quale sia il canale corretto da seguire. Molto spesso hanno direttamente la risposta; altre volte ti indirizzano immediatamente verso la persona giusta. È un supporto che dà una grande sicurezza, soprattutto quando ci si trova davanti a situazioni nuove.
Poi ci sono i PTO, cioè i promotori tour operator. In questo caso il rapporto è ancora più diretto, perché sono il riferimento quando lavoriamo su una destinazione o su un prodotto gestito internamente come tour operator. Possiamo confrontarci con loro sulla costruzione del pacchetto, sui servizi, sulla disponibilità, sulle eventuali esigenze del cliente e spesso anche sul modo migliore di presentare o valorizzare quella determinata proposta.
La cosa interessante è che PRP e PTO non servono soltanto a risolvere problemi o a chiarire dubbi: possono anche suggerirti idee, modi diversi di costruire un viaggio o aspetti di una destinazione che magari non avevi considerato.
Per il cliente finale tutto questo ha un valore enorme. È materialmente impossibile che una sola persona possa conoscere in maniera approfondita ogni Paese del mondo, ogni prodotto e ogni tipologia di viaggio. Il vantaggio di una rete così ampia è proprio questo: poter lavorare in autonomia, ma avere alle spalle specialisti che coprono moltissime destinazioni e tematiche.
Di fatto, è come poter mettere a disposizione del cliente una competenza molto più ampia di quella che potrebbe avere una singola persona.
Mi è capitato, ad esempio, di ricevere da una cliente una richiesta per una destinazione che trattavo molto raramente. In quel caso ho contattato la PRP di riferimento, mi sono confrontata con lei e ho ricevuto indicazioni molto precise su come impostare il viaggio, quali soluzioni prendere in considerazione e quali aspetti valutare con maggiore attenzione.
Dopo quel confronto mi sono sentita molto più preparata ad affrontare la richiesta e, soprattutto, ho potuto presentare alla cliente una proposta costruita con maggiore consapevolezza.
Per me questo è uno dei grandi punti di forza del sistema Evolution Travel: mantenere il rapporto personale con il proprio cliente, ma poter contare, dietro le quinte, sulla competenza di una rete molto più grande.
Qual è il valore aggiunto che offre Evolution Travel per crescere professionalmente?
Per me uno dei valori aggiunti più importanti di Evolution Travel è la possibilità di costruire e far crescere una propria attività avendo però alle spalle una struttura già organizzata.
È un po’ come avere una propria azienda, con la propria clientela, il proprio modo di lavorare e la propria identità, ma poter contare su una serie di “uffici” che non devi creare e gestire personalmente.
Penso, ad esempio, all’amministrazione, al marketing, alla parte tecnologica, alla piattaforma, all’assistenza e a tutte quelle funzioni che, se lavorassi completamente da sola, dovrei organizzare, seguire e sostenere in prima persona.
In Evolution Travel, invece, queste competenze e questi servizi esistono già e sono a disposizione della mia attività.
Questo mi permette di concentrarmi molto di più su quello che considero il cuore del mio lavoro: i clienti, la costruzione dei viaggi, lo studio delle destinazioni, la relazione e lo sviluppo del mio business.
Per me è un equilibrio molto interessante: da una parte hai l’autonomia e la responsabilità di portare avanti una tua attività, dall’altra hai alle spalle una struttura molto più grande che si occupa di tanti aspetti fondamentali e ti permette di non dover fare tutto da sola.
Ed è proprio questo che, secondo me, rende possibile crescere professionalmente in modo molto più strutturato.
Quali sono i punti di forza di Evolution Travel?
I punti di forza di Evolution Travel, secondo me, stanno soprattutto nell’equilibrio tra autonomia e struttura.
Da una parte hai la possibilità di costruire la tua attività in modo molto personale, scegliendo come lavorare, quali destinazioni approfondire, come sviluppare il rapporto con i clienti e quale identità dare al tuo business.
Dall’altra, però, non sei mai realmente solo.
Hai una formazione continua, una rete di colleghi con cui confrontarti, figure di riferimento specializzate, tour operator interni, strumenti tecnologici e una struttura organizzativa che ti supporta in moltissimi aspetti del lavoro.
Un altro grande punto di forza è proprio la condivisione delle competenze. Nessuno può conoscere tutto, ma all’interno di una rete così ampia puoi sempre trovare qualcuno che ha un’esperienza specifica, una conoscenza più approfondita o un punto di vista utile per affrontare meglio una richiesta.
A questo aggiungerei la capacità di continuare ad evolvere. Il turismo cambia continuamente, cambiano le destinazioni, i prodotti, i modi di comunicare e le esigenze dei clienti. Avere una struttura che investe costantemente nell’aggiornamento e negli strumenti permette anche a noi di continuare a crescere.
E infine, per me, c’è un aspetto molto importante: Evolution Travel ti permette di sentirti imprenditrice della tua attività, ma senza dover costruire da sola tutto ciò che serve per farla funzionare.
Credo che sia proprio questa combinazione tra libertà, competenza, supporto e possibilità di crescita a rappresentare la sua forza maggiore.
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